RICONOSCERSI. Rappresentazione, partecipazione, giustizia sociale

S. Bodo (a cura di) | 2026

Affrontare il tema dell’accessibilità, dell’inclusione e della partecipazione nei luoghi della cultura italiani senza una piena consapevolezza del contesto in cui questo dibattito si sta sviluppando – le crescenti disuguaglianze socioeconomiche, la costante erosione dei diritti, un preoccupante aumento degli episodi di discriminazione e intolleranza – rischia di rimanere un puro esercizio di stile.
Quale ruolo svolgono gli istituti della cultura nel ricomporre questo tessuto sociale lacerato, contrastando una frammentazione e una polarizzazione che sembrano diventate la cifra del nostro tempo? E, ancora più a monte, come possono pensarsi “altrimenti” questi luoghi, che così spesso incarnano e veicolano quelle stesse asimmetrie di potere e quegli stessi pregiudizi che a parole vorrebbero contribuire a smantellare?
Per rispondere a queste domande, il volume parte dal presupposto che l’accessibilità non è un’azione integrativa e correttiva, ma la ragion d’essere delle istituzioni culturali e il fondamento di una società più giusta.
Se le persone lontane dai luoghi della cultura affermano di non frequentarli poiché non si sentono rappresentate, allora la sfida è quella di creare le condizioni per un accesso più equo non solo in termini di consumo, ma anche e soprattutto di riconoscimento (della pluralità) e di redistribuzione (del potere, delle opportunità e delle risorse).
Il pensiero della filosofa statunitense Nancy Fraser ci aiuta ad affrontare il tema dell’accessibilità nei musei, negli archivi e nelle biblioteche in una chiave più ampia di equità e di giustizia sociale, dove i rischi di paternalismo, bias e tokenismo vengono scongiurati grazie a pratiche di partecipazione e rappresentazione più complesse, intersezionali e redistributive, che siano funzionali al cambiamento anziché rafforzare uno sguardo condiscendente e stereotipato.
Una delle spie di allarme più evidenti rispetto alle intenzioni che muovono ancora troppi istituti della cultura verso l’accessibilità e l’inclusione di nuovi pubblici è l’enfasi posta su bisogni, esigenze e lacune, piuttosto che su abilità, risorse e saperi; sulla vulnerabilità e la sofferenza, anziché sulla dignità, il coraggio, le aspirazioni. Molte pratiche “accessibili” messe in campo da musei, archivi e biblioteche si fondano ancora su una sorta di inganno: quello di correre in soccorso degli esclusi, quando in realtà queste persone sono vittime non tanto delle proprie lacune, quanto delle barriere che impediscono loro di esercitare pienamente i propri diritti, incluso quello alla partecipazione culturale.
Senza una reale etica dell’ospitalità e della cura, il rischio di un atteggiamento paternalistico e di facciata è sempre dietro l’angolo: quanto reale è la presa di parola, e quanto invece ancora radicata l’ansia di controllo che le istituzioni vogliono mantenere mentre invitano nuove voci e narrazioni al loro interno?
Questa domanda ci conduce a un altro grande tema al cuore di questo volume: la giustizia sociale di cui tanto si vagheggia oggi nel mondo della cultura incomincia da un silenzioso, paziente, progressivo ma sostanziale cambiamento interno alle istituzioni. Come ovviare all’episodicità delle pratiche partecipative (short-termism), alla solitudine e alla fatica emotiva di chi se ne fa carico, alle dinamiche interne che non ne vengono minimamente intaccate (soprattutto nel caso delle grandi istituzioni, ma non solo), alla marginalità rispetto al “core business” degli istituti della cultura e alle metriche che ne dimostrano il valore?
Gli spunti di riflessione offerti in questo volume sono pensati sia per le istituzioni che desiderano aprire un nuovo fronte nel loro impegno a favore di una società più equa e giusta ma non sanno da dove cominciare, sia per quelle che sono da tempo impegnate nello sviluppo di una cultura accessibile, e sentono il bisogno di contraffortarsi ulteriormente nello sviluppo di politiche e di pratiche a sostegno del diritto delle persone a sentirsi finalmente riconosciute.
Solo così il patrimonio di cui gli istituti della cultura si prendono cura può diventare una straordinaria risorsa per costruire un’idea di comunità più aperta, equa e solidale per tutti.

 

INDICE

L’accessibilità nei luoghi della cultura: una questione di giustizia sociale
Simona Bodo

Verso il museo pluriversale: dalla violenza epistemica alle ecologie dei saperi
Paul Basu

Co-creare i futuri della biblioteca pubblica: un manifesto emergente e un’agenda di ricerca partecipativa
Teresa Swist, Rachel Hendery, Liam Magee, Jason Ensor, Jen Sherman, Kylie Budge e Justine Humphry

“Ne avevo bisogno io quanto chiunque altro”: la creazione di documenti auto-validanti
Michelle Caswell e Anna Robinson-Sweet

Musei come laboratori di riparazioni (im)possibili
Giulia Grechi

“Fare” etica nel lavoro partecipativo: una breve guida alle pratiche etiche per un museo accessibile e inclusivo
Susanne Boersma

In conversazione con le mediatrici e i mediatori di AMIR – Alleanze, Musei, Incontri e Relazioni

Queeringbo. Cose mai viste nei musei civici di Bologna

La scrittura partecipativa del Manifesto per le famiglie di Triennale Milano

 

S. Bodo (a cura di)
RICONOSCERSI. Rappresentazione, partecipazione, giustizia sociale
Collana editoriale “Personeper. Verso istituzioni culturali accessibili” della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali
Nomos Edizioni, Busto Arsizio 2026