Da dove ha avuto origine – le azioni pregresse
Il progetto “Cultural heritage and changing communities” costituisce una linea di ricerca specifica del più vasto progetto “CHANGES_spoke 1”, di cui l’Università degli Studi di Bari è leader. Ha avuto origine da un percorso di ricerca in archeologia pubblica che ha assunto tre casi studio in Puglia (i siti archeologici di Siponto a Manfredonia, Campo 65 ad Altamura, Venere Sosandra a Vieste) e che, nel corso del progetto HES “Chlipeos – Cultural Heritage Landscapes Inclusion Participation Occupation Sustainability”, ha approfondito il rapporto con le comunità di patrimonio nello spirito della Convenzione di Faro, con particolare riferimento alle fasce fragili, come opportunità di inclusione sociale e di costruzione di una società più equa e democratica. Il progetto “Chlipeos” ha avuto, infine, uno specifico approfondimento sulle comunità migranti.
Gli attori coinvolti – la rete di progetto
- Ente promotore del progetto: Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica, leader dello spoke 1 nel progetto “CHANGES”
- Istituzioni partner: Soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio BAT e Foggia; Ente Parco di Siponto; Caritas diocesana di Manfredonia; Associazione Sociale Med-Training.
Gli operatori – l’equipe di progetto
– Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia Pubblica e di Metodologia della ricerca archeologica dell’Università degli Studi di Bari
– Elena Carletti, dottore di ricerca in Scienze delle Relazioni Umane, Assistente sociale specialista, Docente a contratto in Organizzazione e modelli dei servizi sociali dell’Università degli Studi di Bari
– Velia Alba Polito, dottore di ricerca in Archeologia Cristiana e Medievale, Assegnista di ricerca del progetto “Chlipeos”
– Don Luciano Vergura, Direttore della Caritas diocesana Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo
– Angela Cosenza, responsabile dell’Ufficio progettazione e coordinamento della Caritas diocesana Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo
– Hussein Mohammed Taki, mediatore culturale
– Generoso Sacco, coordinatore della cooperativa sociale MedTraining, beneficiaria del progetto “SAI – Sistema di Accoglienza ed Integrazione” promosso dal Comune di Manfredonia
– Valentina Guerra, educatrice di MedTraining.
I destinatari
Pubblico adulto, giovani non più scolarizzati, famiglie, studenti.
Le finalità e gli obiettivi
Il progetto “Cultural heritage and changing communities” si propone le seguenti finalità:
- promuovere una visione dinamica di comunità di patrimonio in costante trasformazione, che sia in grado di costruire luoghi ed esperienze significativi per l’incontro, la condivisione e il riconoscimento reciproco
- costruire esperienze condivise di valorizzazione del patrimonio culturale che esprimano la pluralità delle comunità patrimoniali, creando forme di collaborazione interistituzionale e multisettoriale fra enti di ricerca, pubblica amministrazione, terzo settore e imprese
- costruire una comunità di patrimonio interculturale intorno a luoghi già noti e tradizionali del patrimonio, utilizzando il sito archeologico di Siponto in Puglia come caso di studio, per dar vita a narrazioni, esperienze e attività che rivelino le molteplici se non infinite anime che il patrimonio culturale ha in sé.
Più nello specifico, gli obiettivi del progetto di archeologia pubblica, declinati sulla linea di ricerca delle comunità in trasformazione, sono di:
- sviluppare un’analisi teorico-metodologica delle criticità e delle buone pratiche esistenti in generale nel rapporto fra patrimonio culturale e cittadini
- analizzare le comunità, con un’attenzione specifica ai processi di trasformazione (immigrazione/emigrazione), utilizzando il caso di Siponto come vero e proprio laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo di modelli e proposte operative in grado di stabilire un ponte tra patrimonio e cittadini di diverse provenienze culturali
- favorire forme di partecipazione attiva al patrimonio culturale
- elaborare metodi innovativi di comunicazione e di educazione al patrimonio, in grado di far fronte alla distanza linguistica e culturale fra operatori e comunità, mediante l’uso della creatività, anche digitale
- promuovere la sperimentazione di nuove forme di gestione dal basso di siti, luoghi della cultura, beni culturali, per sviluppare la coscienza di luogo e contribuire allo sviluppo occupazionale e socioeconomico
- stabilire un legame fra patrimonio, cultura, creatività e persone di origine immigrata, modificando il punto di vista e la narrazione su queste ultime, troppo spesso identificate con il viaggio di migrazione e con il lavoro, quasi esclusivamente manuale, mai come fruitori o produttori di arte e cultura, prescindendo dal livello di formazione e dalle esperienze vissute nei Paesi di origine.
Da quando, per quanto
Il progetto ha avuto inizio a gennaio 2022 e proseguirà fino a dicembre 2025.
La formazione
Il confronto costante fra studi ed esperienze pluriennali di archeologia pubblica e di sociologia delle migrazioni, intrecciate con l’impegno per lo sviluppo dell’inclusione sociale delle associazioni sociali e in dialogo anche con alcune realtà imprenditoriali creative, alimenta un laboratorio di formazione costante, così come l’approfondimento di una collaborazione con altre realtà educative del territorio quali i CPIA.
Come si articola – le fasi di lavoro
- La fase di pre-progettazione ha previsto un primo stadio di sperimentazione di approcci funzionali al coinvolgimento di diverse, potenziali comunità di patrimonio – cittadini, studenti di scuole di diverso ordine e grado, bambini, associazioni culturali locali, imprenditoria creativa – nel corso delle operazioni di indagine archeologica presso il sito di Siponto, al fine di testare e articolare i metodi di coinvolgimento di portatori d’interesse differenti: una fase che ha innescato analisi e riflessioni nel merito delle iniziative intraprese e delle comunità non raggiunte.
- Viene individuata la comunità dei migranti che connota il territorio di Manfredonia in Capitanata, segnato dalla profonda ferita del caporalato, a partire dalle domande: In che modo il patrimonio culturale può essere strumento di incontro e superamento dei confini identitari? Come si può affrontare la questione posta dalla legittimazione della propria presenza su un territorio straniero, semplicemente per il fatto stesso di averlo occupato e di lasciare in esso traccia di sé (si pensi all’insediamento informale di Borgo Mezzanone tenuto ai margini, considerato dai più come una sorta di “discarica umana”, e che invece ha una storia decennale di presenza, seppure invisibile)?
- Si avvia una prima sperimentazione (marzo 2023), che prevede una presa di contatto con i migranti della Caritas Diocesana di Manfredonia (circa 13, provenienti da Afghanistan e Siria) e alcuni incontri per narrare la storia di Siponto, con la messa a punto, in via del tutto sperimentale, di alcuni strumenti didattici in grado, per esempio, di effettuare una comparazione fra cronologie basate su calendari differenti (gregoriano e persiano).
- La sperimentazione viene portata avanti in occasione della ripresa delle indagini sul campo. Alla comunità di migranti della Caritas si aggiungono i migranti accolti dall’associazione sociale MedTraining (circa 10 tra bengalesi, ucraini, ghanesi, egiziani, senegalesi) della rete SAI, con i quali viene avviato un laboratorio, previa analisi delle provenienze e incontri preliminari con educatori e psicologi dell’associazione per concordare strategie, metodologie e attività possibili. Il laboratorio prevede una serie di incontri, che hanno la funzione di avviare un percorso di conoscenza reciproca e scambio culturale attraverso la costruzione di un linguaggio comune, cercando un legame possibile con i luoghi e i significati del sito di Siponto. Dal punto di vista metodologico gli incontri hanno previsto: workshop partecipati che prevedevano l’uso integrato di supporti visivi e scambi di esperienze intorno ad alcuni temi essenziali connessi con i significati del sito (il viaggio, l’abitare, il cibo, la religione in termini di ritualità, ecc.), attività creative connesse ai temi affrontati, visite ai saggi di indagine in corso di scavo, laboratori sui reperti archeologici, laboratori di fotografia, esercitazioni di lingua italiana intorno alle parole di Siponto (dai concetti base legati alla città, alle abitazioni, al porto, agli scambi commerciali, ai contenitori da trasporto, fino agli attrezzi dell’archeologo e ad alcuni primi ragionamenti di carattere generale intorno al patrimonio culturale materiale e immateriale), in dialogo con alcuni insegnanti del CPIA di Manfredonia.
- Tutte le attività sono documentate da un diario che accompagna ogni giornata di incontri, da osservazioni, fotografie e video, in parte prodotti dagli stessi partecipanti.
- Una valutazione parziale è stata realizzata, con esiti positivi. Ci si interroga tuttavia su modalità più efficaci rispetto ai questionari di valutazione, per acquisire dati più affidabili e “sinceri”.
Le strategie e gli strumenti
La strategia principale che guida le attività della sperimentazione è il superamento di un’idea di intervento top-down che veda il coinvolgimento dei partecipanti in funzione del raggiungimento degli obiettivi di progetto. Lavorare con comunità vulnerabili e/o marginalizzate implica il capovolgimento di questa logica: il coinvolgimento è obiettivo esso stesso e punto di partenza della riflessione e delle attività. Sulla base dei principi della Convenzione di Faro, la partecipazione è strumento imprescindibile per la costruzione di un patrimonio culturale comune, ma solo se sperimentata in tutte le fasi dell’azione progettuale. La base del modello di ricerca e di intervento è community-based: non parte da schemi teorici predefiniti, ma si basa sul confronto costante con i partecipanti, attraverso focus group con supporti visivi intorno a temi trasversali e universali, ricollegabili al sito di Siponto; attività creative; flip teaching; laboratori operativi con i reperti, con possibilità di scelta degli interventi più confacenti alle sensibilità individuali; laboratori di lingua italiana condotti prendendo spunto dalla guida della Fondazione ISMU La bottega delle idee. Attività ludiche per insegnare l’italiano in classi di adulti migranti. Si aggiungono attività di rievocazione storica e spettacoli-laboratori teatrali site-specific, in occasione dell’open day conclusivo della campagna di indagini che prevede il coinvolgimento dei partecipanti.
La produzione
Sono stati prodotti scatti fotografici e brevi video corredati da didascalie che offrissero il punto di vista dei migranti sulle attività di scavo, sulle esperienze e sui luoghi che connotano il sito di Siponto. È stata realizzata anche una grande mappa del planisfero con traiettorie realizzate da fili colorati che ragionano sui diversi tipi di “viaggio” vissuti o desiderati dai partecipanti. In prospettiva l’intento è di realizzare esperienze di valorizzazione del sito condotte in prima persona dai partecipanti: contributi personali creativi che vadano ad arricchirne la fruizione nelle occasioni di presentazione al pubblico, narrazione in prima persona de “La mia Siponto”, reportage, e vere e proprie esperienze di guida alla visita del sito.
La documentazione
La documentazione delle sperimentazioni è stata prodotta dagli operatori che hanno condotto le attività di laboratorio e dai partecipanti. Consiste in un diario quotidiano delle attività; immagini, video, elaborati legati alle attività effettuate.
L’esperienza è documentata da articoli su testate nazionali (uno dei quali trae spunto dalla testimonianza diretta di un rifugiato afgano: G. Volpe, Del Aga Shakeeb, L’archeologia sposa l’accoglienza, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 ottobre 2023) e da reportage giornalistici.
Altre risorse consultabili
- Patrimonio culturale e comunità in trasformazione, a cura di V. Polito e G. Volpe, Collana “Le vie maestre”, Edipuglia 2024
- sito web del progetto “Chlipeos”
- pagina social degli scavi di Siponto.
La verifica e la valutazione
Il monitoraggio è parte integrante e costitutiva del progetto; attraverso i focus group e il coinvolgimento in prima persona dei partecipanti si ha un riscontro immediato ed evidente della diversa “presa” che le attività hanno su di loro. Il diario quotidiano ha la funzione di fare da “sismografo” dell’esperienza fra azioni/attività più o meno riuscite, osservazioni delle reazioni differenti che i singoli partecipanti manifestano durante gli incontri. Sono stati introdotti anche questionari di valutazione degli incontri rivolti ai partecipanti, e continui de-briefing fra gli operatori. Ulteriori strategie di verifica sono in corso di studio.
Non è previsto, al momento, alcun valutatore esterno.
La presentazione e la pubblicizzazione
L’esperienza è stata diffusa dal coordinatore scientifico del progetto, prof. Giuliano Volpe, in occasione di diversi convegni e manifestazioni culturali:
- Convegno “Patrimonio culturale e rigenerazione urbana” (Roma, 18-20 ottobre 2022), Sapienza Università di Roma, Dipartimento PDTA. Relazione: La gestione dal basso del patrimonio culturale come elemento di rigenerazione sociale e urbana
- Convegno “La partecipazione alla gestione del patrimonio culturale” (Roma, 4 maggio 2023). Relazione: Professionalità, imprenditoria e gestione dal basso del patrimonio culturale
- Convegno internazionale “Cittadini dell’archeologia. Archeologia dei Cittadini” (Soriano nel Cimino, 13-14 ottobre 2023). Relazione: La partecipazione alla ricerca scientifica in archeologia come percorso di formazione ad una cittadinanza consapevole
- tourismA 2024 – Salone Archeologia e turismo culturale (Firenze, 21-25 febbraio 2024), Patrimonio all’italiana. Cultura, beni culturali, paesaggi, comunità di patrimonio per un futuro sostenibile.
- Una breve presentazione video dell’esperienza vissuta, con una parte del materiale documentario prodotto, è stata proiettata in occasione dell’open day finale e portata come supporto visivo in occasione di convegni e altre forme di disseminazione dell’esperienza.
Le risorse finanziarie
Fondi di ateneo (“Chlipeos”) e risorse PNRR (“CHANGES”).
I punti di forza
Sulla base delle valutazioni effettuate allo stato attuale, i punti di forza sono:
- la potenza evocativa di un paesaggio stratificato e ben leggibile nel sito e nel Parco archeologico di Siponto; riportato ai suoi significati essenziali, e nella possibilità unica offerta da un contesto archeologico di immergersi nei luoghi di vita del passato, il percorso sinora realizzato intorno al sito di Siponto ha saputo trasmettere e generare pensieri, memorie, associazioni con luoghi e storie di ambiti culturali molto lontani, e riflessioni intense
- la composizione dell’équipe, improntata a un fitto confronto multidisciplinare, fra chi conosce e trasferisce i significati storico-archeologici e chi li rielabora alla luce dell’esperienza maturata a contatto con persone con storie di migrazione e prova a intuirne le chiavi di accesso
- la rete con le associazioni locali, aperte al dialogo e al sostegno reciproco.
Le criticità emerse
- La difficoltà di confrontarsi con esperienze simili, e di condividere una metodologia che guidi all’impostazione di un lavoro siffatto, rende estremamente sperimentale tutta l’operazione, con un’alta possibilità di commettere errori dettati dall’inesperienza
- in assenza di un target definito, la partecipazione di persone diverse per età, genere, livello di formazione ed emancipazione culturale e sociale rende difficile uniformare le attività, che si sono rivelate entusiasmanti per alcuni e poco coinvolgenti per altri
- la difficoltà di definire un gruppo stabile di partecipanti: la loro partecipazione oscilla in relazione a impegni di lavoro e familiari e ad altre necessità
- la difficoltà di ottenere disponibilità di tempo nel quadro di una attività che non dà ai partecipanti un riscontro immediato in termini di utilità o guadagno
- le storie vissute prima dell’arrivo in Italia segnano l’esperienza dei partecipanti e la loro apertura verso una cultura differente dalla propria; a volte si incontrano profonde resistenze ad accogliere una lingua, un paesaggio, delle storie nuove, come se accentuassero la distanza dai Paesi d’origine
- le differenze di genere, molto marcate in alcune culture, rendono complessa la proposta di un lavoro di stampo archeologico, che in taluni contesti culturali viene percepito come un’attività prevalentemente maschile
- il lavoro dell’operatore, con particolare riferimento all’archeologo, deve affrontare una costante messa in discussione su come e cosa trasmettere, su come ridefinire il proprio ruolo in modo da aprirsi all’ascolto dei partecipanti, da accompagnare un processo di incontro al fine di assecondare e facilitare, e non dirigere, il flusso del confronto nella direzione che gli è più consona: un processo che richiede umiltà, capacità di mettere in discussione metodi, linguaggi, strategie consolidate negli anni, capacità di ridefinire in itinere attività, metodi e obiettivi del progetto.
Recapiti dell’ente promotore
Università degli Studi di Bari
Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica
Strada Santa Teresa dei Maschi – 70122 Bari
https://www.uniba.it/it/ricerca/dipartimenti/dirium
Referente del progetto
Prof. Giuliano Volpe
ordinario di Metodologia della ricerca archeologica e di Archeologia Pubblica
giuliano.volpe@uniba.it
Data di pubblicazione della scheda: aprile 2024



